dijous, 5 de març del 2015

VIA DEI BONSAI, Manel Alonso i Català. Ed Nemapress

VIA DEI BONSAI
Manel Alonso Català
Traduzione dal catalano di Emanuela Forgetta
Edizioni Nemapress

Se dovessi scegliere tra i racconti più interessanti di questa raccolta intitolata Via dei bonsai sceglierei, senza dubbio, i due che condensano meglio lo spirito popolare e, di tanto in tanto, fantasioso, del libro: “Versione ufficiosa” e “La visita”. Secondo me, rispondono perfettamente alla necessità dell’autore di mostrare i riflessi della vita intorno a un quartiere molto particolare di Pouet, il paese immaginario e insieme reale che accoglie le storie, un paese mediterraneo dove tutto prende forma e si lascia trasportare attraverso un periodo che, purtroppo, finisce senza soluzione di continuità. L’autore, Manel Alonso (Puçol, 1962), conosce bene questa realtà, giacchè è cresciuto tra i suoi odori, rumori e negozi. Chissà se lo stesso autore è uno dei personaggi. È molto possibile. Lui è una individualità tra l‘universalità, una mente nascosta tra i pensieri dei personaggi che si incrociano perchè sono parte delle stesse abitudini, degli stessi pensieri, ecc.; che  rappresentano dei racconti letti, come dice il riassunto, come un romanzo. La traduttrice del libro, Emanuela Forgetta, lo dice nel prologo: “Inesorabilmente, l’esistenza del vicino del civico 3 risulta compromessa con quella del civico 55, quella di quest’ultimo con quella dei vicini del 12 e questi non possono fare due passi senza inciampare nella vita delle persone che vivono al 13, quegli altri che vivono al 170 e l’anziano che risiede al 23. E così, all’infinito”. Qualcuno si chiederà perché si intitola Via dei bonsai. La risposta è nel racconto che ho citato all’inizio di questo scritto, sicuramente il più magico tra tutti i presenti nella raccolta: “Versione ufficiosa”. Racconta un fatto successo nel passato più recente di Pouet e ha come scenario il Bar dell’angolo, dove tutti si conoscono e dove le storie e le miserie degli abitanti della Via dei bonsai hanno sempre il loro spazio per essere narrate e ascoltate. Lì appare spesso un falegname ed è lui che racconta al narratore una storia secondo la quale, trenta o quaranta anni prima, un uomo chiamato Floreal aveva un forellino in bocca provocato da una carie ad un molare, un forellino nel quale un seme è germogliato e ha fatto radice un piccolo arbusto. Invece di andare dal dentista, il personaggio decide di andare da un guaritore orientale che sorpreso dal fatto magico, gli insegna la tecnica dei bonsai. I vicini, abituati col tempo a vedere Floreal con un bonsai sulla faccia, fanno domande sulla tecnica di questi piccoli alberi e così, le finestre e i terrazzi della strada si riempiono di bonsai, dando questo nome alla via che accoglie tutte le storie del libro. Oltre a questa storia ce n’è un’altra che chiude la raccolta e che mi ha fatto riflettere sul mestiere di scrittore, una professione magnifica ma difficile perchè non sempre il risultato è quello sperato. ‘La visita’ racconta il momento in cui il narratore è sorpreso dall’apparazione di un personaggio, il falegname, che gli dice che tutto quello che scrive è mediocre e che deve cambiarlo. Anche se dall’inizio, lo scrittore ignora i suoi consigli, è tanta l’ insistenza del falegname che alla fine decide di ritoccare tutti i racconti per far sparire il personaggio e per tornare alla normalità. Il libro finisce qui, come se volesse far capire che tutti siamo in tempo per cambiare, per migliorare e per far vedere che non abbiamo mai la ragione assoluta. In realtà, siamo semplici persone tra miliardi di abitanti, con i nostri pensieri e con le nostre contraddizioni.

Via dei bonsai, racconti fa parte della collana di letteratura catalana contemporanea, Ponent 2, diretta da Emanuela Forgetta (Capua, 1977), professoressa di Lingua e Letteratura Catalana presso l’Università di Sassari (Sardegna).